Revista de Direito do Trabalho - Ed. Especial

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5. La Tutela Dei Lavoratori Migranti Nelle Global Supply Chains: Spunti e Prospettive Dalla Normativa Italiana

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Autor:

STEFANO MARIA CORSO

Università degli Studi Carlo Bo di Urbino (Italia). stefano_corso@libero.it

Sumário:

Área do Direito: Trabalho

Riassunto: Tra le varie prospettive in cui è possibile declinare la protezione del lavoro, il tema del contrasto allo sfruttamento (con particolare riguardo allo sfruttamento dei lavoratori migranti) ha assunto un rilievo centrale. Il saggio si sofferma nel descrivere lo scenario italiano, caratterizzato, in particolare, dal sempre maggior coinvolgimento degli enti datori di lavoro nell’apprestare un sistema di prevenzione e repressione volto a contrastare “dall’interno” le forme di traffico e sfruttamento dei prestatori d’opera. A seguito di questo, viene inoltre descritto il deleterio impatto del caporalato e del lavoro “sommerso” nell’ambito delle catene di produzione globali, nonché vengono discusse alcune proposte per una maggior tutela dei principi fondamentali del lavoro in un contesto produttivo sempre più internazionale.Abstract: Considering the various perspectives inherent to employment protection, preventing labour exploitation (of migrant workers) has become key and the paper describes the Italian scenario, resulting, in the first place, in making corporations responsible for developing a preventive and repressive strategy to combat the “culture of human trafficking” within their structures. Furthermore, it highlights the role played by informal employment and gangmasters, the erosion of labour standards in global supply chains and some recent opportunities for the application of basic labor standards in an international perspective.

Parole Chiave: Sfruttamento del lavoro, lavoratori migranti, caporalato, global supply chains, tutela dei diritti sociali fondamentaliKeywords: Labour exploitation, migrant workers’ protection, global supply chains, core labour standards

1. Introduzione: caporalato e Global Supply Chains

“Anno 29, secondo mese della stagione dell’inondazione, giorno 10. In questo giorno la squadra ha passato i posti di controllo della necropoli dicendo: ‘abbiamo fame!’. Sono già trascorsi 18 giorni e (gli uomini) andarono a sedersi nel retro del tempio funerario di Thutmosi III. Nonostante i vari tentativi di conciliazione, la protesta dura parecchi giorni e ai funzionari che cercano di convincerli a tornare al lavoro gli operai rispondono: ‘Se siamo arrivati a tanto, è stato a causa della fame e della sete. Non ci sono abiti, né unguenti, né pesci né verdura. Scrivete al Faraone, il nostro signore perfetto, riguardo alle nostre parole, e scrivete al Vizir, il nostro superiore, perché ci siano date le provvisioni’” 1 .

Colpisce, leggendo in quello che è probabilmente il primo esempio documentato di sciopero contro lo sfruttamento sul lavoro della Storia, constatare la distanza tra quella che era la legittima aspirazione a vedersi riconosciute condizioni di vita decenti da parte dei lavoratori (peraltro, parrebbe di intuire: specializzati e comunque non in stato di schiavitù) e le Istituzioni che queste ultime avrebbero dovuto garantire.

Ne consegue che tale mancanza di interesse e di consapevolezza per l’umana condizione altrui, oltretutto ampliata dalla lontananza fisica dai centri del potere, rafforza l’alterità sociale dei prestatori d’opera i quali – oggi come ieri – finiscono ad essere considerati alla stregua di meri oggetti di scambio e fungibili fattori economici del processo produttivo 2 .

A distanza di oltre tremila anni, tale alterità non solo non può dirsi scomparsa, permane di stretta attualità per la dottrina giuslavoristica – che, proprio nel contrastare l’idea del lavoro come “mercede” e nella tutela dei soggetti deboli, ha trovato fondamento ontologico ed origine storica 3 – e (ri) emerge attraverso forme e strumenti di sfruttamento peculiari tanto a livello nazionale (attraverso il cd. caporalato) che transnazionali (attraverso le cd. Global Supply Chains, ossia catene di produzione sempre più globalizzate) 4 .

Del resto, lo sfruttamento del lavoro viene spesse volte definito alla stregua di “fenomeno” salvo non avere alcunché di estemporaneo o transitorio o riducibile alla condotta individuale di un singolo soggetto 5 , trovando piuttosto origine nelle dinamiche della produzione e nell’economia della realtà contemporanea nonché una pervasività ancora maggiore sia in ragione dello squilibrio nello sviluppo socio-economico tra le diverse aree del pianeta sia grazie allo scarso controllo che molti Stati esercitano (o vogliono esercitare) sul proprio territorio, sull’origine dei beni importati e sulla condizione di chi in quel medesimo Stato lavora e produce.

Esemplificativa in punto è la condizione di molti lavoratori – cittadini o immigrati per ragioni (in tutto o in parte) economiche – che, largamente occupati in settori quali l’agricoltura e l’edilizia, lavorano “nell’ombra” senza alcun controllo o tutela dei propri diritti.

Ne deriva la possibile contiguità di certe forme di intermediazione illecita con quelle di vera e propria schiavitù descritte fin dalla Convenzione OIL n. 29/1930 in tema di lavoro forzato ma a cui mai è seguita a livello internazionale – inevitabilmente, forse, visti i sempre crescenti interessi economici in discussione – una efficace disciplina lavoristica volta a contrastarle 6 .

Non di meno se oggi, più ancora che nel passato, oggetto privilegiato della tutela deve essere il “lavoro” – libero e degno – da intendersi sia quale bene giuridico da preservare in via prioritaria sia quale misura della qualità della risposta data dall’ordinamento alle forme di abuso perpetrate dai datori di lavoro e dagli altri soggetti coinvolti 7 , l’interessamento per il tema del contrasto allo sfruttamento non può essere eluso e merita una risposta all’altezza delle sfide del nostro tempo.

Nel processo di adeguamento del sistema giuridico e in questo interessamento della legislazione verso il contrasto allo sfruttamento, un ruolo centrale viene svolto dalle istanze sociali, dal ruolo di stimolo e contrasto assunto dalle associazioni collettive dei lavoratori, dalla condivisa necessità di imporre limiti alla libertà imprenditoriale per la salvaguardia dell’ambiente lavorativo, delle controparti contrattuali e non, dell’ambiente tout court, della collettività. In questo senso, oggetto del saggio è rappresentare come dalla risposta data al problema del caporalato (in particolare, agricolo e con oggetto lavoratori migranti) in chiave nazionale, non solo ne sia derivata una più compiuta e generale definizione del concetto di sfruttamento del lavoro ma anche si siano poste le basi per l’implementazione di ulteriori e diversi strumenti volti a contrastare abusi e violazioni perpetrati nell’ambito delle “catene produttive globali” e con riguardo a relazioni di lavoro (spesso …

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13 de Agosto de 2022
Disponível em: https://thomsonreuters.jusbrasil.com.br/doutrina/secao/1188258138/5-la-tutela-dei-lavoratori-migranti-nelle-global-supply-chains-spunti-e-prospettive-dalla-normativa-italiana-revista-de-direito-do-trabalho-ed-especial