Doutrinas Essenciais - Novo Processo Civil

18. Miti e Realtà Sul Giudicato Una Riflessione Italo-Brasiliana - Capítulo II - Coisa Julgada

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Capítulo II - Coisa julgada

Autor:

ADA PELLEGRINI GRINOVER (1933-2017)

Professora Titular da Faculdade de Direito da Universidade de São Paulo. adapell@pbrasil.com.br

Sumário:

Área do Direito: Processual

Riassunto:

L’istituto della cosa giudicata sta oggi in Brasile in mezzo a due fuochi. Da un lato, l’attenuazione dell’immutabilità. E dall’altro ci sono anche altre decisioni che possono diventare immutabili o stabili, anche se non sono coperte dalla cosa giudicata. Quindi non si puó più dire che il giudicato materiale abbia luogo soltanto nei processi di cognizione piena.

Resumo:

O Instituto da coisa julgada está hoje no Brasil entre dois fogos. Por um lado, a atenuação da imutabilidade. E, por outro lado, há também outras decisões que podem se tornar imutáveis, mesmo que não estejam propriamente cobertas pela coisa julgada. Assim, já não se pode dizer que a coisa julgada material acontece só nos processos de cognição plena.

Parole Chiave: Coisa giudicata - Stabilità - Immutabilità - Cognizione piena.

Palavra Chave: Coisa julgada - Estabilidade - Imutabilidade - Cognição completa.

Revista de Processo • RePro 256/19-34 • Junho/2016

Ringrazio innanzi tutto gli amici dell’Associazion 1 e italiana fra gli studiosi del processo civile e specialmente il Presidente, Prof. Federico Carpi, che mi consentono ancora una volta di partecipare ai loro lavori, offrendomi lo spazio necessario per esporre alcune idee sulla realtà del giudicato, così come mi appare oggi, tenuto conto delle necessità di una società in profonda trasformazione.

Premetto che queste idee non vogliono assolutamente dissacrare i serissimi studi dei nostri padri, che hanno costruito le basi scientifiche di un istituto considerato centrale in tutti gli ordinamenti processuali del mondo. Se alcuni miti sono caduti, ciò si deve al necessario adattamento degli istituti classici agli scopi del processo, non più visto soltanto nel suo aspetto giuridico, ma anche riferito agli obiettivi politici e sociali dell’esercizio della giurisdizione.

1. L'immutabilità e i suoi cedimenti

Cominciamo dunque da quella che, anche se con alcune particolarità, è stata considerata la caratteristica essenziale del giudicato: la sua immutabilità. E, quanto alla cosa giudicata sostanziale, la sua immutabilità proiettata fuori del processo, indiscutibile in qualsiasi altro.

Ma si è dovuta inventare una spiegazione per le c.d. relazioni continuative, in cui delle due l'una: o non vi è cosa giudicata materiale (e chi ha osato dire tanto è stato severamente criticato) o il giudicato avrebbe contenuto, insito in sé, la clausola rebus sic stantibus, permettendo dunque, nella sentenza c.d. determinativa, che, cambiando i fatti, la cosa giudicata si adattasse ad essi. Ma la porta si era aperta. E ci fu un'altra evoluzione: non solo nelle relazioni continuative, ma sempre e constantemente il giudicato coglie i fatti come si presentano nel momento in cui si formano e serve solo al passato e non al futuro.

Non dunque al futuro, ci hanno detto, ma qualcosa della immutabilità doveva pur restare. E allora si è trovata un'altra soluzione: né la legge nuova, né la sopravvenuta dichiarazione di illegittimità costituzionale potevano influire sul giudicato, che avrebbe continuato a regolare, in modo immutabile, le situazioni giuridiche passate. Solo i fatti nuovi, supervenienti, avrebbero potuto intaccare la cosa giudicata.

Solo che, mentre la dottrina costruisce, la legge può demolire. E, nel 2005, una modifica del cpc brasiliano ha stabilito l'inesigibilità del titolo esecutivo fatto valere contro lo Stato - e poi contro qualsiasi creditore - quando fondato su legge o atto normativo dichiarato costituzionalmente illegittimo dalla Corte Suprema ovvero fondato su interpretazione considerata da questa come incompatibile con la costituzione (artt. 741, parágrafo único e 475-L, parágrafo único). 2 È pur vero che nel nuovo c.p.c. l'art. 525, par.13, consentirà che, in tal caso, la Corte possa modulare gli effetti retroattivi della inconstituzionalità, in ossequio al principio di sicurezza giuridica. E che, dopo il passaggio in giudicato, occorerà la revocazione per allontanarla (par.15). Ma la assurdità giuridica permane, sostenuta dalla forza di organi statali a dir poco leviatanici, anche se poi estesa a tutti i debitori.

I tribunali brasiliani, d'altro canto, ispirati a una dottrina minoritaria, cominciano a parlare di "relativizzazione" o "flessibilizzazione" della cosa giudicata. A volte a proposito, altre no. C'è da dire che in Brasile la teoria della Costituzione, negli ultimi venti anni, ha aperto molto spazio allo studio dei principî e in caso di collisione di principî, all'applicazione del criterio di proporzionalità. E così il valore garantito nella costituzione brasiliana dalla cosa giudicata (la certezza del diritto) può essere messo a confronto con altri valori costituzionali, considerati più rilevanti nel caso concreto, e, quindi, mitigato affinchè prevalga il valore opposto. Si tratta del giudicato "incostituzionale" - e qui sarebbe opportuno ricordare la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea sulla cedevolezza del giudicato nazionale anti-comunitario (18 luglio 2007, C-119/05).

Su questa linea, la Corte di Cassazione brasiliana ha stabilito che in alcuni casi (eccezionali ma non troppo) il giudicato non può prevalere quando mette a rischio altre garanzie costituzionali che appaiono lese. Quali sono questi casi? A) quando il giudicato affronta il principio costituzionale del giusto indenizzo, applicabile ai processi di espropriazione, fissandolo su parametri eccessivamente bassi o elevati; 3 B) in conseguenza dell'applicazione del richiamato parágrafo único dell'art. 741 c.p.c.; 4 C) nelle azioni di investigazione di paternità le cui sentenze passano in giudicato e contrastano con dei successivi esami di DNA. 5

In questa tipologia, 6 possiamo scartare subito la seconda e l'ultima ipotesi: la seconda, perchè la c.d. relativizzazione non è fatta dal tribunale, ma decorre direttamente da uma norma legale, che in questo caso (e solo in questo caso) determina il travolgimento della cosa giudicata, poi dichiarata "incostituzionale", sulla quale si fonda il titolo esecutivo; nell'ultimo, perchè in un ordinamento che non prevedeva un termine speciale fisso per la proposizione di revocazione straordinaria (come invece fa oggi il nuovo c.p.c., che fissa la data iniziale del termine come quello della"scoperta"della prova nuova) era necessario trovare una soluzione per il sopraggiungere di una prova scientifica. In quest'ultimo caso, abbiamo parlato di "giudicato secundum probationem", ossia di um allargamento del giudicato rebus sic stantibus, in cui non sono i fatti che cambiano, ma la prova dei fatti. 7

Resta, quindi, il caso di applicazione del principio di proporzionalità nel confronto tra il principio della certezza del diritto, fondamento della cosa giudicata, e quello del giusto indennizzo nei processi di espropriazione. Non è chiaro il motivo per il quale si mettono a confronto, tra tanti altri, proprio questi valori. Ma forse perchè lo Stato è spesso la vittima di indennizzi sopravvalutati e totalmente sproporzionali, decorrenti da perizie fraudolente. E quando vittima è lo Stato tutto può accadere. Chissà che la revocazione straordinaria non riesca a far fronte anche a questi casi.

2. La rivincita del giudicato: L'estensione a provvedimenti sul merito a cognizione sommaria. Preclusione pro iudicato?

Ma il giudicato si è preso la sua rivincita e altri miti sono...

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8 de Dezembro de 2021
Disponível em: https://thomsonreuters.jusbrasil.com.br/doutrina/secao/1197024239/18-miti-e-realta-sul-giudicato-una-riflessione-italo-brasiliana-capitulo-ii-coisa-julgada-doutrinas-essenciais-novo-processo-civil