Doutrinas Essenciais - Novo Processo Civil

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8. Interesse Ad Agire e "Zone DI Interesse" - Capítulo II - Direito de Ação e Pressupostos Processuais

8. Interesse Ad Agire e "Zone DI Interesse" - Capítulo II - Direito de Ação e Pressupostos Processuais

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Capítulo II - Direito de ação e pressupostos processuais

Autor:

ANTONIO CABRAL

Professor de Direito Processual Civil da Universidade do Estado do Rio de Janeiro E-mail: antoniocabral@uol.com.br

Sumário:

Área do Direito: Processual

Resumo: O texto analisa e critica o conteúdo do interesse de agir tal como teorizado na literatura tradicional, propondo um conceito alternativo, i.e., de "zonas de interesse", mais adequado às interações do processo contemporâneo.Abstract: Il testo analisa e critica il contenuto dell'interesse processuale come teorizzato dalla literatura tradizionale, proponendo un concetto alternativo, le "zone d'interesse", più adeguato alle interazioni del processo contemporaneo.

Palavra Chave: Interesse processual - Condições da ação - Zonas de interesse.Keywords: Interesse ad agire - Condizioni dell’azione - Zone d’interesse

Revista de Processo Comparado • RPC 2/29-56 • Jul.-Dez./2015

1. Condizioni dell'azione e diritto materiale.

Il concetto di interesse ad agire, che per intenderci possiamo chiamare "tradizionale", è sempre stato legato in modo esclusivo all'idea di una controversia su diritti soggettivi, a parti contrapposte. Ma oggi possiamo incontrare situazioni nelle quali, a nostro giudizio, quella nozione non è più adeguata. La nostra aspirazione è, quindi, quella di delineare una nozione nuova, più ampia, che possa valere per tutti i casi nei quali il tradizionale concetto non si adatta. Partiremo, così, da una premessa generalizzante, propria di una teoria generale, per dimostrare l'insufficienza delle "condizioni dell'azione" nel processo moderno. 1

Continuiamo a lavorare ancora con le "condizioni dell'azione" per ragioni etiche e di economia processuale, allo scopo di evitare l'instaurazione di processi senza alcuna probabilità di esito e per inibire azioni temerarie che potrebbero molestare altri individui senza limite.

Con la tesi dell'astratteza dell'azione e la consacrazione della teoria della prospettazione, la presenza delle condizioni dell'azione ha cominciato ad essere verificata in base alle allegazioni del litigante stesso. In quel contesto, gli astrattisti hanno cercato di sviluppare le condizioni dell'azione come un limite più obbiettivo, un filtro per l'esercizio dei diritti processuali basato sul diritto materiale e sull'ordinamento, e non soltanto sulle allegazioni della parte. 2 Quindi il potere di praticare un atto sarebbe decorrente dalla norma sostanziale, e in essa dovrebbero essere trovate le condizioni che limitano il compimento dell'atto processuale.

Seguendo questa linea, molti autori non si sono mai staccati dal vincolo statico dell'attuazione dei soggetti del processo alla correlata posizione che quel soggetto occupa nel "rapporto giuridico" materiale. Però il diritto moderno presenta situazioni che non possono essere trasposte a questo modello tradizionale, un formato tipicamente privatista dell'attore-creditore contro il convenuto-debitore, basato su un diritto soggettivo ed interessi materiali privati contrapposti. 3

Prima di cominciare ad esaminare l'interesse ad agire, vorremmo fare un'osservazione iniziale, avvertendo i lettori dell'impossibilità di potere sviluppare l'argomento, in questa sede, in maniera esaustiva. Si tratta della nostra concezione sull'azione. Pensiamo che la visione tradizionale dell'azione (in senso concreto o astratto) sia "statica", rimettendosi sempre (e ugualmente) al diritto materiale anteriore all'inizio del processo. Vorremmo analizzare l'azione in senso più "dinamico", come qualcosa che "vive nel processo nel suo divenire", come ha detto il E.F. Ricci. Da questa concezione, che potremmo sviluppare in un altro contributo più approfondito, deriva la nostra tendenza a considerare l'interesse ad agire (come tutte le condizioni dell'azione) con riferimento non soltanto a ciò che è necessario per una decisione sul merito (azione astratta) o per una decisione di accoglimento della domanda (azione in senso concreto), ma soprattutto come un presupposto che riguarda l'ammissibilità di ognuno degli atti processuali che si compiono nel corso del procedimento. Una condizione mutevole e dinamica, legata anche a scopi processuali non necessariamente vincolati agli interessi materiali privati. Fatta, quindi, questa osservazione, torniamo al interesse.

2. Interesse ad agire tra passato e presente: dal bisogno di tutela alle zone d'interesse.

Come insegna utor>Ugo Rocco, ci sono beni che servono come mezzi per ottenere altri beni, ragion per cui sono considerati "beni strumentali" o "beni-mezzo". 4 Ossia, non soddisfano direttamente nessuna necessità umana ma riguardano altri beni, questi si, in grado di soddisfare. Questa differenza permette di identificare interessi di primo grado e interessi di secondo grado, o nella nomenclatura più comune, interessi materiali e interessi processuali.

L'interesse materiale è il rapporto tra una necessità umana e i beni capaci di soddisfarla 5 , un rapporto che risiede nelle norme sostanziali e la cui protezione o riparazione è lo scopo della domanda. D'altra parte, l'interesse processuale (o interesse ad agire) è legato al provvedimento richiesto al giudice per la soddisfazione degli interessi materiali. In questo senso l'interesse ad agire è comunemente descritto come un "interesse di secondo grado", un interesse "strumentalizzato" in funzione dell'interesse primario di protezione del diritto materiale. 6 - 7

Sebbene rimonti all'adagio romano de minimis non curat praetor, l'origine dell'interesse ad agire è francese, dove sorge storicamente nei brocardi "pas d'intéret pas d'action" e "l'intéret est la mesure des actions". 8 In Francia, l'interesse fu concepito come un criterio per valutare le azioni atipiche, 9 e fino al secolo scorso molti ancora si attenevano a questa idea: l'interesse ad agire era visto come una "norma di chiusura" sistemica per le azioni atipiche, liberando l'azione dall'essere sempre riferita ad un diritto soggettivo legalmente tipizzato. 10

Era proprio un criterio di ordine pratico, e quest'empirismo, sommato alla bassa densità teorica della dottrina francese di allora, ha trasformato il filtro ("nessun interesse, nessun'azione"), attraverso il raziocinio contrario, in una condizione: "solo chi avrà interesse avrà azione". 11 Questa massima viene utilizzata per impedire che questioni oziose siano portate davanti alle corti, occupando i giudici con pretese che potrebbero essere risolte nella società, degradando la funzione giudicante al ruolo di un mero consultore delle parti. 12

Posteriormente, la clausola è migrata in altri paesi europei, come l'Italia, in cui è stata adottata a livello legislativo (art. 36 del codice del 1865), prima che nella stessa Francia ci fosse una legge al riguardo. 13 Successivamente si sarebbe verificata un'altra evoluzione, una vera rottura del concetto francese verso l'idea tedesca 14 del "bisogno di tutela giuridica" (Rechtsschutzbedürfnis), il cui contenuto si è sviluppato in maniera un pò diversa. Vediamo le differenze.

2.1. Interesse ad agire: necessità, adeguazione o …

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6 de Julho de 2022
Disponível em: https://thomsonreuters.jusbrasil.com.br/doutrina/secao/1197064839/8-interesse-ad-agire-e-zone-di-interesse-capitulo-ii-direito-de-acao-e-pressupostos-processuais-doutrinas-essenciais-novo-processo-civil